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trio

Occhi di ghiaccio (parte 1)


di Bat23
17.11.2025    |    426    |    3 9.6
"Era così sicura mentre lo diceva che l'ascoltai, pensai che magari volesse concedermelo dopo in camera da letto, la feci girare e rinunciai a metterlo in quel sedere di marmo, la sollevai, ..."
Sono manager in un’importante multinazionale di import-export; spesso viaggio per valutare l’acquisizione di piccole società. È un lavoro che mi porta sempre in giro e che offre molte occasioni per mettere in evidenza il mio carattere deciso e dominante.

È martedì pomeriggio, finalmente termina una giornata di lavoro particolarmente stressante. Quando sono in trasferta non è facile “staccare”, perché mancano i miei luoghi abituali e quei momenti che aiutano a ricaricare le batterie. Questa settimana sarà ancora più impegnativa: fino a venerdì sarò lontano da casa, proprio durante il periodo prenatalizio.

Decido di fermarmi al bar di fronte alla sede della società che sto visitando. Me ne hanno parlato bene, ma finora non avevo avuto tempo di entrarci. Mi siedo a un tavolo libero. Una cameriera – che sembra uscita da una copertina di Vogue – si avvicina a me: capelli biondi raccolti in una coda alta, pelle chiara, occhi di un grigio ghiaccio che catturano immediatamente l’attenzione. Non posso fare a meno di fissarla.

Lei si accorge del mio sguardo insistente e china leggermente il capo, intimidita.
«Non volevo metterti in soggezione».
«No anzi, si figuri, gradisce qualcosa di fresco?»
«Uno spritz, grazie. Con poco ghiaccio».

La osservo mentre si allontana verso il bancone per consegnare la comanda, con passo leggero ed elegante. Dopo qualche minuto ritorna e si china per poggiare il drink sul tavolo: un gesto semplice, ma eseguito con una grazia quasi innata. Nel farlo scopre leggermente un prosperoso seno, non in modo volgare, non le si addice, ma sicuramente malizioso. «Buon aperitivo, spero sia tutto di suo gradimento». «La ringrazio. Se il seguito sarà come le premesse, sarà certamente tutto di mio gradimento». Rinforzo il tono sulla parola “tutto”. Lei arrossisce, abbassa il capo e si allontana.

Mentre sorseggio lo spritz, vedo da lontano Enrico, un dipendente della filiale che sto visitando. Lo invito a sedersi; ha già un cocktail in mano. Scambiamo qualche parola sul lavoro, su quanto sto seguendo da due giorni e che riguarda anche lui. Poi si alza per ordinare un altro drink e parla brevemente con la cameriera suppongo per l’ordine.

Il discorso tra noi si sposta sulla lontananza da casa e sulle difficoltà delle trasferte. A un certo punto mi propone:
«Che ne dici se stasera ti invito da me a cena? Cucino io».
Inizialmente rifiuto: gli spiego che l’hotel è a un’ora di distanza e non farei in tempo a prepararmi. Ma lui insiste:
«Ti fai una doccia veloce da me mentre cucino. Tranquillo, sono etero e sposato».
Ride per rassicurarmi. Alla fine, senza altre scuse, accetto.

Arriviamo a casa sua: una villetta elegante, in una zona residenziale curata. Dentro si nota chiaramente il tocco raffinato della moglie. Enrico mi accompagna nella camera da letto e mi lascia un set di asciugamani; poi riceve una chiamata dall’ufficio: ha dimenticato un documento da firmare.
«Fa’ come se fossi a casa tua, torno in mezz’ora».
Lo sento uscire. Rimango un attimo imbarazzato, poi mi decido a entrare nel bagno.

La doccia è ampia, moderna. Apro i rubinetti e faccio scorrere l’acqua. Finalmente posso rilassarmi dopo una giornata intensa. Lo sento chiudere la porta, sono imbarazzato, a casa di un collega che a malapena conosco. Mi spoglio, l'acqua calda arriva dopo pochi secondi nella doccia ed entro sotto il soffione che dall’alto colpisce con un getto potente.... una bellissima doccia modello walking, apertura di lato e vetro frontale in cristallo. Col vapore diventa tutto appannato, mi insapono, sotto la doccia.... finalmente, dopo una lunga giornata di lavoro.

Mentre mi lavo, il pensiero torna alla cameriera del bar: il suo modo di guardare, di muoversi. Mi ritrovo assorto in quell’immagine mentale, automaticamente mi eccito e comincio a toccarmi, immagino lei inginocchiata che me lo prende in bocca e lo fa crescere. Divento barzotto in un nonnulla.... quanto sarebbe eccitante averla qui ora.

A questo punto sento la porta di casa aprirsi. Suppongo sia Enrico già rientrato. Poi sento passi in camera da letto, lo spostarsi di vestiti… mi irrigidisco per un istante: non sarà mica lui che entra?

La porta del bagno si apre. Il vetro della doccia è appannato e vedo solo una sagoma. Sento la tavoletta del wc abbassarsi e una persona che fa i propri bisogni. Poi una voce di donna saluta con un semplice «Ciao». Tossisco per non farmi riconoscere. Sento lo sciacquone e, subito dopo, una figura femminile sbucare dal lato aperto della doccia.

È la cameriera di prima, completamente nuda... statuaria... i capelli biondi ora sono liberi, il seno abbondante sembra tenuto su dà delle molle. Si avvicina con un atteggiamento molto più sicuro rispetto a prima. Io, confuso, balbetto qualche spiegazione:
«Sono un collega di Enrico… mi ha invitato a cena, è dovuto tornare un attimo in ufficio».
Lei sorride, per nulla intimidita come prima al bar mentre la fissavo ed esclama,
«Allora è il mio giorno fortunato, non potevo sperare tanta abbondanza», il tutto mentre abbassa lo sguardo sul mio membro turgido a causa dei miei pensieri di prima proprio su di lei... del tutto ignara del fatto che il mio membro era così proprio a causa sua.

«Posso entrare? Ne ho bisogno dopo una dura giornata di lavoro» e io: «mi offenderei se non lo facessi». Lei replica: «Piacere Elisa, mi passi il doccino?», «Piacere Enrico, eccolo» replico mentre prendo i miei 23 cm in mano. «grazie» disse.

Si inginocchia con l'acqua che ancora scende su di noi, il mio membro barzotto che arriva a metà coscia, lo solleva, lo osserva, lo prende a due mani una sull'altra e mi fa: «basterebbe anche solo quello che avanza qua fuori... oggi è il mio giorno fortunato” e comincia a roteare la punta della lingua intorno alla mia cappella, soffermandosi ogni tanto sul filo e poi sul buchino...

Manco lo ha preso in bocca e già lo fa diventare di marmo, la curva punta decisa verso l'alto e come in questi casi le nervature si vedono tutte in evidenza.

Lo infila in bocca senza sfiorarlo, solo la punta, stringe i denti, gioca con questi e il glande bello pronunciato... stringe e molla… sa giocare la signorina...comincia a farmi un lavoro coi fiocchi portando i denti su e giù per qualche cm ma senza mai sfiorarlo con le labbra... impazzisco di voglia e urlo: “succhiamelo”.

E lei: «solo se mi dici chi sono”
Io replico: «oggi sarai la fortunata che ora lo ingoia tutto”
Lei decisa: «no, chi sarò io oggi?”
Io autoritario: «la mia troia”
Eccitata per quello che ha sentito sì lecca bene le labbra, lo prende a due mani e lo infila in bocca, lentamente, cm dopo cm, sino a metà, “Tutto” le intimo, lei ci prova ma non va oltre metà... le prendo la testa mettendo due mani sulla nuca e la spingo contro il mio pene, mi ingoia per un altro paio di centimetri, ma non va oltre.

«Lo voglio tutto dentro” mi dice. Lo leva di bocca, si gira e si mette a quattro zampe davanti a me. É perfetta, il seno scende verticale, il sedere di marmo, prendo il mio cazzo a due mani e glielo sbatto dentro senza esitazioni... di botto... urla un «siiiiiii” che mi eccita ancora di più, sbatto di continuo le mie palle su di lei, è completamente fradicia. «dimmi chi sei” le urlo: «la tua troia che gode con il suo stallone”.

Continuo senza sosta... spengo l'acqua, voglio sentire il ciof ciof del mio pene dentro lei. è fradicia, dopo pochi minuti sento i muscoli intorno alla vagina contrarsi e capisco sta per venire... accelero e lei urla un «vengooooooo” da far tremare i vetri. Accelero, non smette di contrarre i muscoli, la sento esplodere sul mio attrezzo, una parte dei suoi umori colano fuori. Passano almeno 60 secondi prima si rilassi.

Gioco con la lingua nel suo buchino dietro, è così eccitata che è leggermente aperto... punto il pene nel foro, si irrigidisce un attimo, si gira di scatto e mi fa: «no, li no, fidati, poi capirai, non te ne pentirai”. Era così sicura mentre lo diceva che l'ascoltai, pensai che magari volesse concedermelo dopo in camera da letto, la feci girare e rinunciai a metterlo in quel sedere di marmo, la sollevai, eravamo face to face.

Cominciamo a limonare duro, sembravamo una coppia che faceva sesso da una vita... la spingo sulla parete della doccia e mentre continuiamo a baciarci glielo rimetto dentro con lei che comincia di nuovo ad urlare. I piedi sono sollevati e si stringono intorno alla mia vita, il suo seno abbondante ma sodo come una ventenne schiacciato sul mio petto, continuiamo a baciarci e io a pomparla duro.

Di nuovo. La sento quasi venire di nuovo e mi fermo. Lei smette di baciarmi e mi guarda arrabbiata: «continua”, e io: «no, decido io quando vieni”... sono immobile dentro, capisce il gioco e mi dice: «tu mi farai impazzire” ed io: «è solo l'inizio”, riprendo a sbatterla forte.... quando sento sta per venire mi fermo di nuovo. Succede almeno tre volte... la quarta, quando sta per venire e pensa mi rifermerò, non mi fermo.

La sento crollare fra gli spasmi a peso morto sul mio corpo... freme e ansima sotto i miei colpi, un orgasmo multiplo raramente visto in una donna... 1, 2, 3, perdo il conto di quante volte viene sotto i miei colpi.

Sento sto per venire anche io e mi fermo...
Esco da dentro, la poggio sul pavimento e mentre è inginocchiata glielo rimetto in bocca... lo succhia avida, da vera donna che sa possedere e far godere il suo uomo.

Quando sente che sto per venire stringe le labbra e raccoglie in bocca tutti gli schizzi. Ha un piccolo conato, sono venuto troppo forse, ma non apre la bocca. Alla fine, dopo gli ultimi schizzi solleva gli occhi, apre la bocca e mostra il seme prima di ingoiarlo tutto, dicendo: «ora sei per sempre dentro di me”. Si solleva e ci baciamo con la lingua ancora sporca di sperma.

Usciamo dalla doccia e si sente la suoneria del suo cellulare e lei fa: «cavolo è mio marito, questa è la sua suoneria personalizzata “. Corre a rispondere e la sento dire dall'altra stanza: «Ciao amore tutto bene? quando torni? ah ok, 20 minuti e sei qui? sì si tranquillo ho già fatto conoscenza col tuo collega e stavamo bevendo qualcosa in salone. A fra poco Amore, grazie”. E grazie? Grazie? Perché? Mah, forse le avrà fatto qualche commissione nel frattempo.

Ritorna in bagno e mi dice: «vestiamoci, abbiamo 15 minuti e far finta di prendere un drink”. Voliamo entrambi, prepariamo il tutto e ci accomodiamo in salone, la fisso e penso alla fortuna di quell'invito del marito, i casi della vita. Assurdo.

Pochi istanti dopo arriva suo marito. Lei lo accoglie con affetto, perfettamente composta. Lui si scusa per l’imprevisto lavorativo e mi chiede se sua moglie sia stata una buona compagnia.
«Assolutamente sì — rispondo — sa come intrattenere gli ospiti».
«Non con tutti — ribatte lui — evidentemente le sei simpatico».

Ceniamo insieme; il cibo arriva dal catering del bar dove ci eravamo incontrati. La serata scorre piacevole e arriva mezzanotte prima che ce ne rendiamo conto. Mi alzo di colpo:
«Domani devo essere da voi in ufficio alle 7.30, meglio che vada».
Lei sorride:
«Quando la compagnia è piacevole, il tempo vola».
E lui aggiunge:
«Domani sera sarai di nuovo nostro ospite. Non ammetto rifiuti».
«Agli ordini», accetto scherzosamente. E tutti ridiamo.
«Ti chiamo un taxi», replica.
«Gentilissimo grazie» concludo io.

Mentre mi accompagnano alla porta, lei mi sussurra:
«Sapevo che lui ti avrebbe invitato di nuovo… l’ho chiesto io. Fa tutto quello che gli dico. Domani avrai ciò che oggi ho voluto rimandare».
Sogghigna e mi infila qualcosa nella tasca della giacca.

Fuori, mentre aspettiamo il taxi, Enrico mi dice:
«Era da tempo che non vedevo Elisa così felice. Al bar mi aveva chiamato per dirmi che ti voleva a casa nostra. Per questo ho inventato la scusa del documento».
«Allora…»
«Sì, ti ha scelto lei. E tu hai fatto il resto rendendola felice».

Arriva il taxi; salgo e li saluto. Seduto, infilo una mano nella tasca. C’è un biglietto:
“Iltuosognosegreto. Questa è la password del mio dispositivo Love Lush. Domani lo indosserò per te tutto il giorno. Usalo e penserò siano le tue mani dentro me. Questa parte lui non la sa.”

Ma questa parte sarà il seguito... al prossimo racconto.
Bat23

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